10 e 11 dicembre 2011 LAV contro le pellicce

Pellicce FurettiOttenere una legge nazionale che vieti l’allevamento, la cattura e l’uccisione di animali per la produzione di pellicce: una drammatica realtà che in Italia interessa ancora circa 200.000 animali tra visoni e cincillà condannati a morte negli allevamenti. Questa la principale finalità della nuova campagna antipellicce della LAV che sabato 10 e domenica 11 dicembre porterà i suoi attivisti in centinaia di piazze d’Italia per raccogliere firme a sostegno della proposta di legge LAV già depositata in entrambe le Camere del Parlamento.

La campagna antipellicce corre anche sul web attraverso il nuovo sito dedicato www.nonlosapevo.com, aggiornato con nuovi filmati, informazioni e nella grafica.Anni di campagne antipellicce hanno portato alla chiusura degli allevamenti di volpi in Italia (non più attivi dalla fine degli anni ’80), ma qui si allevano ancora visoni e risulta attivo anche un allevamento di cincillà. Questi allevamenti sono dislocati in Lombardia (province di Cremona, Mantova), Veneto (province di Padova, Vicenza), Emilia Romagna (Ferrara, Forlì, Modena) e Abruzzo (L’Aquila).

In Italia l’allevamento di animali per la produzione di pellicce non ha mai rappresentato un’attività di particolare rilevanza economica e negli ultimi 40 anni ha registrato un continuo e inesorabile trend negativo: nel 1988 erano attivi 170 allevamenti con circa 500 mila animali; nel 2003 si sono ridotti a 50, con circa 200.000 animali; nel 2011 sono ufficialmente dieci gli allevamenti ancora attivi. Un numero che potrebbe sembrare irrilevante rispetto ai 7.200 allevamenti presenti nel resto d’Europa, ma che in realtà comporta la sofferenza e la morte di almeno 200 mila animali all’anno.

Nel resto del mondo, questo business condanna a morte almeno 70 milioni d’animali ogni anno, dove 85% della produzione mondiale di pellicce deriva da animali appositamente cresciuti e uccisi in allevamenti intensivi e dislocati prevalentemente in Europa (che detiene circa il 60% della produzione mondiale di pelli), ma anche in Cina (25% della produzione mondiale), Stati Uniti (poco più del 5%), Canada (4%), Russia (3%) e altri Paesi Le catture in natura rappresentano il 15% dell’approvvigionamento mondiale di pellicce, ovvero circa 10 milioni di animali. Negli allevamenti di visoni si registra una mortalità del 20% per i cuccioli e fino al 5% per gli adulti entro un anno di vita. Ulcera gastrica, problemi renali e caduta dei denti sono i problemi di salute più frequenti tra i visoni in allevamento, insieme a stereotipie comportamentali, automutilazioni, cannibalismo e infanticidio causati dall’insofferenza alla prigionia che gli impedisce di correre, scavare, nascondersi, nuotare e stabilire delle naturali relazioni sociali.

I metodi di uccisioni ammessi, diversamente impiegati a seconda della specie e su decisione delle autorità sanitarie competenti, consistono in:

  • strumenti a funzionamento meccanico con penetrazione nel cervello;
  • iniezione della dose letale di una sostanza avente proprietà anestetiche;
  • elettrocuzione seguita da arresto cardiaco;
  • esposizione al monossido di carbonio;
  • esposizione al biossido di carbonio.

Diversi Paesi hanno già vietato questi allevamenti, direttamente o per il tramite di forti restrizioni che hanno poi portato alla naturale dismissione di questa attività: dal 2000, la Gran Bretagna ha bandito gli allevamenti in quanto ritenuti crudeli; l’Olanda ha vietato l’allevamento delle volpi e dei cincillà (dal 1995); anche Austria (dal 2004), Danimarca (dal 2009, con bando vigente a partire dal 2024), Irlanda del Nord e Scozia (2003), Croazia (dal 2007, con bando vigente a partire dal 2017), e la Bosnia hanno vietato l’allevamento di animali per la produzione di pellicce. Germania, Svizzera, Svezia e Bulgaria hanno adottato forti restrizioni per disincentivare questo allevamento.

Fonte: http://newsanimaliste.myblog.it
 
Fonte: http://www.lav.it

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